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Saggio di scavi Romani nel Fondo "Marchesa"

corda tesa

Non c’è soltanto la Terramara di Pilastri, tra i siti di importanza archeologica

presenti sul territorio comunale. Esiste una serie di siti dei quali si tramandano da secoli leggende e miti, dove nelle operazioni di aratura sono riemersi nei decenni anche alcuni oggetti. Ora, l’Amministrazione intende aprire una finestra su quello spicchio di storia locale, che si perde nella notte dei tempi. A tale fine, il Comune ha finanziato il primo saggio di scavi archeologici sul territorio, in partenza sul Fondo Marchesa, in località Pilastri. Una località non nuova all’approccio con la ricerca di reperti, dal momento che qui si sta sviluppando da alcuni anni il primo esempio di “archeologia partecipata” nel villaggio terramaricolo che si trova sul sito “dei Verri”. «L’intenzione è quella di riscoprire tradizioni e luoghi che sono impressi nell’immaginario delle persone, in particolare quelle più anziane, e dove siamo a conoscenza dell’esistenza nei secoli di insediamenti umani che si trovavano lì nell’antichità. In questa fase – annuncia il sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini – vorremmo concentrarci sui siti di importanza culturale di epoca romana e alto-medievale». Come nel caso del Fondo Marchesa, situato in località Pilastri. Un’apposita determina ha disposto il finanziamento di una serie di sondaggi di scavo, già autorizzati dalla Soprintendenza archeologica ed anche da parte della proprietà e dell’affittuario del fondo agricolo. A gestire il progetto sarà, in sinergia con il Comune, il Gruppo Archeologico matildeo, presieduto da Simone Bergamini, già impegnato nella gestione del museo civico archeologico di Stellata, ed anche negli scavi della Terramara. Ad occuparsi fisicamente dello scavo (e del ripristino del fondo agricolo) sarà un’azienda privata, la ditta Cornacchini Angelo Snc di Pilastri, che durante il mese di gennaio inizierà le operazioni mirate a “sbirciare” nella storia del territorio, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio. «La speranza, ovviamente, è quella di fare luce, una volta per tutte – conclude Bergamini – su di uno dei numerosi siti di valenza romana e medievale sparsi per il territorio di Bondeno».
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