Primo Maggio - Il discorso del Sindaco

Innanzitutto voglio ringraziare, in questa bella giornata, per l’occasione di parlare del tema che ci sta più a cuore in questi anni difficili: il tema del lavoro. Porto quindi il mio saluto e quello dell’Amministrazione che rappresento, alle associazioni dei lavoratori per celebrare, tutti insieme, il Primo di Maggio.

Il tema del lavoro non solamente oggi, rappresenta senza dubbio la vera priorità delle famiglie italiane.
Il Comune è il livello istituzionale più vicino alle persone ed è quindi l’ambito in cui è possibile toccare con mano quanto la disoccupazione colpisca un numero sempre crescente di giovani e adulti, in cerca di quelle opportunità sempre più lontane.
Fare il Sindaco in questi anni di crisi, vuol dire incontrare ogni giorno uomini e donne alla disperata ricerca di un posto di lavoro. Una condizione che spinge sempre più concittadini, giovani e meno giovani, a emigrare in altre città, o, ancora più spesso, in altri paesi, alla ricerca di un’occupazione stabile e dignitosa.
Per quanto le finanze degli enti locali siano sempre più scarne, ritengo che proprio i comuni possano e debbano fare qualcosa di concreto sul tema dell’occupazione, anche e soprattutto a fronte della mancanza di politiche del lavoro significative da parte del Governo nazionale. E questo lo dico non per fare vuota polemica ma credetemi, credetemi, solo per essere pratico e realista.

Benché il nostro Comune rientri in una delle province con maggiori problemi occupazionali del nord Italia, per l’impoverimento del tessuto imprenditoriale avvenuta negli ultimi decenni, per di più vessata dal recente terremoto del 2012 che ha minato alcune grandi imprese nell’Alto Ferrarese, noi non ci siamo persi d’animo.
Come Amministrazione ci siamo adoperati e ci adopereremo sempre per cercare di attrarre nuovi investitori sul territorio. Purtroppo, la nostra comunità non ha davvero ancora assorbito la grande perdita occupazionale e di indotto causata dalla chiusura del nostro impianto saccarifero. E’ un dato oggettivo e doloroso che va comunque rimarcato.
Per parte nostra, non avendo ovviamente a disposizione una leva efficace per finanziare la grande impresa, abbiamo voluto svolgere un ruolo attivo contribuendo con fondi comunali all’apertura di quelle piccole imprese, a conduzione singola o famigliare che potranno essere un domani, il concreto futuro economico del territorio.
Con il contributo di 5000 euro per le spese iniziali, si è voluto andare a sostenere l’impresa giovane, le idee innovative o quei lavori artigiani che, ahimè, stanno scomparendo dal nostro territorio. Abbiamo voluto finanziare, inoltre, i tirocini dei giovani bondenesi, convinti che la formazione sia una delle carte più importanti da giocarci nel prossimo futuro.

E dal momento che il futuro richiede sempre maggiore specializzazione da parte dei lavoratori, l’Amministrazione ha anche pensato di incentivare ulteriormente l’impegno dei nostri ragazzi all’interno del mondo accademico, prevedendo quindi delle borse di studio per fornire un aiuto economico a chi dimostra di meritarlo attraverso i risultati.

In attesa di avere un Governo, di un qualsiasi colore politico, che torni a parlare di massima occupazione e che metta in campo un grande piano nazionale di sostegno alle imprese e ai lavoratori, la mia Amministrazione non si sottrarrà alle proprie responsabilità e destinerà sempre più importanti poste di Bilancio a questo proposito.

Al netto delle risorse sempre più limitate degli Enti Locali come il nostro, abbiamo quindi deciso di metterci la faccia. Perché il lavoro è la cosa più importante in una democrazia: solo chi ha indipendenza economica può davvero dirsi libero da condizionamenti esterni.
Voglio ricordare che la prima democrazia moderna, quella americana, è nata proprio dalla difesa del lavoro degli uomini delle allora colonie inglesi. “Nessuna tassazione senza rappresentanza”, questo era il loro motto, cioè difesa del lavoro quotidiano dalle tasse. Difendere il lavoro dei cittadini era considerata la priorità assoluta. Per questo presero le armi, per questo costituirono la prima autentica democrazia rappresentativa. Per difendere il loro lavoro.
La libertà nasce dall’indipendenza economica. Ricordiamocelo.

Per questo, davvero, oggi più che mai c’è bisogno delle celebrazioni del Primo Maggio; oggi più che mai c’è bisogno di parlare di lavoro, anche in maniera conflittuale e da punti di vista politici diversi. Dobbiamo essere noi cittadini, dal basso quindi, a riportare nel discorso politico il tema dell’occupazione come priorità democratica e civile, senza aspettare che lo facciano per noi gli apparati e le burocrazie.
Grazie per aver condiviso con me queste riflessioni.
E davvero, di cuore, buona festa del Primo Maggio a tutti! Buon Primo Maggio Bondeno!

Fabio Bergamini
Sindaco di Bondeno

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